Melanie Laurent

Ho visto per la prima volta Melanie Laurent (1983) nel film Le concert (2009) del regista rumeno-francese Radu Mihăileanu. Lei, violinista francese affermata nella pellicola, con un lutto importante dentro di sè con il quale farci i conti, nonostante la sua corazza difensiva che le dà la tecnica musicale, riesce ad esprimere nei primi movimenti del Concerto per violino ed orchestra di Tchaikovsky tutto il mondo emotivo e trasfigurarlo nelle memorie dei genitori perduti e in quella del direttore d'orchestra.



Al di là della convincente controfigura o del suo convincente atteggiarsi da violinista, la grazia di questa giovane parigina è fuori discussione.
Una bellezza che sembra di altri tempi e spazi in una società dove la fisicità femminile è sempre urlata, esposta, esagerata. Le assocerei l'aggettivo discreta, per l'appunto. Attenzione, però: discrezione non significa mancanza di audacia. E, per quanto mi sia permessa di dubitare della sua capacità attoriale dopo aver visto Beginners (2010) [ma, in ogni caso, quel film non permetterebbe a nessuno di guadagnare una buona reputazione], apprezzo le scelte delle sue parti, che, in qualche modo, suggeriscono un non volersi prendersi sul serio, qualità rara di questi tempi. Mi riferisco a Shoshanna Dreyfuss, in un film, Bastardi senza gloria, che ha attirato su di sè migliaia di polemiche e perplessità. Non credo sia facile per una ragazza trentenne, all'inizio della sua carriera, prestarsi ai deliri di Tarantino, specialmente se si considerano le sue origini ebraiche.
Tanto di cappello, Melanie.



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