giovedì 17 settembre 2015

Pagliuzze di straordinario

A volte capita di voler trasmettere agli altri una sensazione, un'emozione o uno stato esistenziale che proviamo, che sperimentiamo senza trovare le parole per concretizzarlo come un'idea trasponibile, trasmissibile. Come quando si rientra a casa dopo una giornata lavorativa piena, in pieno inverno, e si ha un profondo desiderio di luci, di calore, anche nel senso più astratto del termine, che si accompagna ad una nota malinconica predominante. Spesso sono cose piccole, sfumature, sottigliezze, ma che, malgrado la loro natura impalpabile, le custodiamo dentro di noi come cose care, preziose. Cose che attendiamo con impazienza, sperando che si avverino e si ripropongano con la stessa magia delle altre volte. Un cortocircuito spazio-temporale che ci fa assaporare appieno quell'istante. Da un lato, l'incapacità di esprimere a parole questi momenti ci sembra un vantaggio, perché così preserviamo la loro unicità, non la contaminiamo con l'opinione o la possibile reazione da parte degli altri. Dall'altro, è anche vero che ci sembra sempre di non dare sufficientemente giustizia a queste piccole cose, che però possono forgiare il verso delle giornate, stravolgerle in senso positivo. Forse il potere della scrittura sta anche in questo aspetto, ovvero il far passare implicitamente l'idea di quelle piccole scaglie di fiaba attraverso l'espressione di altri concetti, una seconda trasformazione, per parafrasare il linguaggio freudiano della lettura dei sogni. Per quanto ci si preoccupi di trovare le parole giuste, in qualche modo quel brivido che noi sentiamo sotto pelle si trasforma di stato, da gassoso diventa liquido, ma in qualche modo un'idea approssimativa arriva a chi ci legge. I grandi scrittori sanno rendere queste sfumature con grande eleganza, costruzione di figure retoriche, descrizioni dettagliate, che celano sotto le complicate architravi quella stessa piccola ma indispensabile fonte luminosa che attendiamo ogni mattina appena usciti, al ritorno a casa alla sera, o nel pomeriggio sonnacchioso della domenica. Leggere tra le righe non è mai stato più importante di così.

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