domenica 27 settembre 2015

Empatia

"Che cosa si prova a essere un pipistrello? Prima di rispondere a questa domanda, lascia intendere Nagel, dobbiamo riuscire a esperire la vita del pipistrello per mezzo delle modalità sensoriali di un pipistrello. Ma Nagel si sbaglia; o almeno ci indica una pista sbagliata. Essere un pipistrello significa essere un essere nella sua pienezza; essere appieno un pipistrello è come essere appieno umani, il che significa anche essere un essere nella sua pienezza. Un essere pipistrello nel primo caso, un essere umano nel secondo, forse, ma queste sono considerazioni secondarie. Essere un essere nella sua pienezza significa vivere in quanto corpo-anima. Un modo per indicare l'esperienza della pienezza dell'essere è la parola "gioia".
Essere vivi significa essere anime vive. Un animale -e tutti noi siamo animali -è un'anima racchiusa in un corpo. E' ciò di cui si è reso conto Cartesio e, per ragioni sue, ciò che ha scelto di negare. Un animale vive, ha detto Cartesio, come una macchina. Un animale vive, ha detto Cartesio, come una macchina. Un animale non è altro che un meccanismo che lo costituisce; se ha un'anima, ce l'ha nel senso in cui una macchina ha una batteria, per far scoccare la scintilla che la fa funzionare; ma l'animale non è un'anima racchiusa in un corpo, e la qualità del suo essere non è la gioia.
Cogito ergo sum, ha anche detto Cartesio, e le sue parole sono diventate famose. E' una formula che mi ha sempre procurato disagio. Implica che se un essere vivente non si dedica a ciò che chiamiamo pensiero è in qualche modo un essere di seconda categoria. Al pensiero, alla cogitazione, io oppongo la pienezza, l'essere racchiusi in un corpo, la sensazione di essere: non la coscienza di sé come di una fantomatica macchina ragionante che produce pensieri, bensì, al contrario, la sensazione -una sensazione pesantemente affettiva -di essere un corpo con arti che si estendono nello spazio, di essere vivi e aperti al mondo. Una simile pienezza è in forte contrasto con lo stato fondamentale di Cartesio, che evoca una sensazione di vuoto: al sensazione di un pisello che sbatte di qua e di là in un bacello.
La pienezza dell'essere è uno stato difficile da mantenere in isolamento. L'isolamento in carcere è la forma di punizione che l'Occidente predilige e cerca in tutti i modi di imporre al resto del mondo, condannando altre forme di punizione (quali la fustigazione, la tortura, la mutilazione, l'esecuzione capitale) come crudeli e innaturali. Che cosa ci porta tutto ciò a capire di noi stessi? Secondo me ci fa capire che la libertà del corpo di muoversi nello spazio coincide con il punto in cui la ragione può danneggiare in modo più doloroso ed efficace un altro essere. E infatti gli effetti più devastanti li riscontriamo sulle creature meno idonee a sopportare l'isolamento, le creature che si conformano di meno alla raffigurazione che Cartesio dà dell'anima come di un pisello imprigionato in un bacello, per la quale un'ulteriore prigionia è irrilevante: negli zoo, nei laboratori, negli istituti in cui non può esserci posto per il flusso di gioia che deriva dal vivere in o come un corpo, bensì semplicemente dall'essere creature incarnate in un corpo.
Il quesito da porre non dovrebbe essere: abbiamo qualcosa in comune -la ragione, la coscienza di sé, l'anima -con altri animali? (Con il corollario che, se non è così, allora abbiamo il diritto di trattarli come ci pare, imprigionandoli, uccidendoli, disonorandone i cadaveri). Vorrei tornare ai campi di morte. L'orrore specifico dei campi, l'orrore che ci porta a ritenere che lì sia stato perpetrato un crimine contro l'umanità, non è dovuto al fatto che, sebbene gli assassini condividessero con le proprie vittime l'umanità, le hanno trattate alla stregua di pidocchi. E' un ragionamento troppo astratto. L'orrore scaturisce dal rifiuto da parte degli assassini, e di tutti gli altri, di immaginarsi al posto delle vittime. Hanno detto: "Come sarebbe se là dentro ci fossi io?". Hanno detto: "Devono essere i morti bruciati oggi a puzzare così l'aria e a far piovere cenere sui miei cavoli". Non hanno detto: "Come sarebbe se ci fossi io a bruciare?". Non hanno detto: "Sto bruciando, sto diventando cenere".
In altre parole hanno chiuso i loro cuori. Nel cuore risiede una facoltà, l'empatia, che talvolta ci permette di condividere l'essere di un'altra persona. L'empatia ha tutto a che fare con il soggetto e poco a che fare con l'oggetto, con l''altro', una cosa di cui ci rendiamo conto non appena pensiamo all'oggetto non come a un pipistrello ("Posso condividere l'essere di un pipistrello?"), bensì come a un altro essere umano."
J.M. Coetzee La vita degli animali


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