giovedì 5 aprile 2018

Denti

Ti trovi tra le mani dei libri. Li sfogli, li leggi, li assorbi nelle tue micro-dinamiche quotidiane. Vuoi puoi scriverci sopra, far sì che non restino solo sensazioni volatili che, sì, costituiranno parte del tuo essere di domani, ma che non potranno essere circoscritte, definibili. Poi si frappone la vita, le incombenze di ogni giorno e, no, quei giri di frase che ti ispiravano in quel momento passato devono attendere settimane prima di concretarsi. E con il tempo, l'impalcatura delle frasi, le immagini che disvelano si modificano in ogni intima fibra. Diventano altro. E non è detto che quell'altro risponda esattamente alla necessità che avevi e che ancora, sotto sotto, desideri. 
Si può dire che questa dinamica si sia verificata nel caso di due letture fatte nei mesi precedenti. Mi riferisco a Le Assaggiatrici di Rosella Postorino e ad Autunno tedesco di Stig Dagerman. Entrambi comprati secondo dinamiche mie interne che conosco bene e che cerco di assecondare secondo un rituale rassicurante di accumulo di vita ed esperienze altrui che cerco di ingurgitare secondo una modalità bulimica la cui patologia non viene mai, volutamente, medicalizzata. In alcuni recessi della mia mente, più volte esorcizzati, c'è sempre stata una strisciante curiosità nei confronti di quel buio etico/morale che ha annebbiato un intero popolo per quasi un trentennio: cosa spinge determinate persone non solo ad accettare il male, ma ad incarnarlo fino al punto di perdere i propri principi e valori per l'imperativo accecante della conformità rispetto al male stesso? Cosa ha spinto un gruppo di ragazze apparentemente piene di gioia di vivere e di voglia di normalità a prestarsi ad assaggiare pietanze preparate appositamente per l'incarnazione di quel male in modo da salvarlo da tentativi di avvelenamento da parte di persone che, invece, non hanno voluto piegarsi al conformismo? Perché addentare una fetta di torta sapendo che, insieme all'attimo di esaltazione delle papille gustative, si sta incamerando anche una potenzialità di morte? Perché intere famiglie, nella devastazione e nelle ritorsioni che il loro appoggio incondizionato del male ha comportato, hanno continuato a credere di essere dalla parte della ragione? A vivere quelle ritorsioni, quella resistenza al male come un'ingiusta punizione?
Ci si chiede come si possa essere capaci del male... Come sia possibile che parole pronunciate da un officiante religioso rispetto a quel cortocircuito di umanità risultino sensate anche per chi non si riconosce nella religione? In trasmissioni televisive che si dicono laiche? Quelle pagine, così patologicamente necessarie, regalano il beneficio del dubbio rispetto alla realtà nella quale ci troviamo. Una realtà che sembra essere destinata a non imparare dagli errori commessi in passato, al punto che fomentatori di odio e casse di risonanza del male vengono, nuovamente, rielette. Si crede di essersi vaccinati rispetto al male, di non essere come quelle persone che ci hanno preceduti. Di essere migliori, al di sopra delle parti. Ma questa credenza ha una vita precaria: ci si stupisce di rigurgiti di aggressività, di male che divampano nelle situazioni più impensabili dalle persone più insospettabili. 
Come si può fare per far cambiare il decorso del morbo che sembra affliggere ognuno di noi, che ci piaccia o meno? Le pagine che hanno prodotto questa circonvoluzione di pensiero non offrono soluzioni. Sembra che la plasticità della vita abbia sempre la meglio, in una vittoria che non fa altro che confermare l'inerente paradosso dell'esistere. Ci si ciba della torta, fondendosi con i suoi ingredienti: poco importa se il miele dell'impasto possa contenere sostanze letali, risposte sullo stesso tono del male che difendiamo, l'indifferenza e l'impellenza della vita di continuare nonostante tutto hanno la meglio. Si raccolgono le macerie, ci si ricostruisce, arrivando ad indossare le vesti di uno stato con una forte economia ed una politica europea invidiabile. Il paradosso sembra non conoscere un fermo. E si rimane sempre più confusi, con la voglia di perdersi negli universi di altre pagine per non accettare il dato di realtà.




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