lunedì 30 gennaio 2017

"Do not despair. Eyes wide open. Strength in numbers. Keep the faith. And stay strong"


-The white people tell that a Portuguese man said that he discovered Brazil long ago. They really think that he was the first to see our land. This is nothing but a thought full of oblivion! Omama created us with the sky and the forest, where our ancestors have always lived. Our words have been present on this land since the beginning of time, as are the mountains where the xapiri live. I was born in the forest and I have always lived there. Yet I do not say that I discovered it or that I want to own it because I discovered it. Just as I do not say that I discovered the sky or game! They have always been here since before my birth! I am satisfied with looking at the sky and hunting the game of the forest. This is all and this is the only right thought
Dave Kopenawa, La chute du ciel


Embrace of the Serpent

Dave Kopenawa, sciamano Yanomami, ha avuto a che fare da vicino con l'annientamento della propria epoca storica e culturale, quella della sua gente, minacciata e martoriata ormai da secoli e ancora sotto scacco in una continua razzia e ingordigia. Forse tornare sulle sue parole potrebbe aprire nuovi scenari semantici in una condizione storica come quella che stiamo, purtroppo, attraversando. Il post-guerra fredda è definitivamente morto, si prospetta all'orizzonte un ritorno di un mostro che quasi settant'anni fa si pensava di aver sconfitto, a caro prezzo, ma sconfitto. Umberto Eco, come Kopenawa, aveva capito tutto. Rileggendo il suo articolo Ur-Fascism, la corrispondenza punto per punto di quello che è accaduto, che sta accadendo e che accadrà lo fa salire al cospetto degli aruspici zittiti in modo ingrato in periodi di grassa.
Ur-Fascism is based upon a selective populism, a qualitative populism, one might say. In a democracy, the citizens have individual rights, but the citizens in their entirety have a political impact only from a quantitative point of view—one follows the decisions of the majority. For Ur-Fascism, however, individuals as individuals have no rights, and the People is conceived as a quality, a monolithic entity expressing the Common Will. Since no large quantity of human beings can have a common will, the Leader pretends to be their interpreter. Having lost their power of delegation, citizens do not act; they are only called on to play the role of the People. Thus the People is only a theatrical fiction. To have a good instance of qualitative populism we no longer need the Piazza Venezia in Rome or the Nuremberg Stadium. There is in our future a TV or Internet populism, in which the emotional response of a selected group of citizens can be presented and accepted as the Voice of the People (mia enfasi; Umberto Eco, Ur-Fascism)
È giunta l'ora di uscire dalle nostre torri d'avorio, dalle nostre mille insicurezze, dai nostri dubbi. C'è chiaramente una scelta che dobbiamo operare: stare dalla parte del male o da quella del bene. L'Ur-Fascism costringe a questo passo, impedisce tinte grigie. Quello stesso scatto in avanti che aveva fatto Hannah Arendt, abbandonare una filosofia introspettiva per una filosofia-azione, che va a toccare quella capacità di movimento che è la diretta espressione della libertà dell'esistere, secondo Judith Butler. Ed è proprio qui che Saviano si sbaglia: la lotta esternata con la Women's March on Washington del 21 Gennaio non puzza di vecchio, "It is what it is". 



L'utilizzo del corpo è l'elemento indispensabile per opporsi a quello che sembra irreparabile. Molto di più: il corpo unisce diversi tipi di lotta che si ritrovano sullo stesso principio, quello della lotta all'oppressione. Ecco che si scopre una struttura soggiacente al razzismo, alla misoginia, all'islamofobia, all'antisemitismo, all'omofobia, alla xenofobia, alla discriminazione in base alla disabilità: tutte queste forme di mali del mondo poggiano sulla disintegrazione dell'essere umano come vivente capace di relazioni, di religioni, nel senso letterale di religare, "legami che uniscono in base alle pratiche", alla pratica dell'essere e dell'esistere.
We believe that Women’s Rights are Human Rights and Human Rights are Women’s Rights. We must create a society in which women - including Black women, Native women, poor women, immigrant women, disabled women, Muslim women, lesbian queer and trans women - are free and able to care for and nurture their families, however they are formed, in safe and healthy environments free from structural impediments (da the Unity Principles-Women's March on Washington).
Naomi Klein si è resa conto che l'ineguaglianza strutturale che lo stesso movimento del 21 Gennaio 2017 vuole risolvere è collegata ad uno sfruttamento ineguale delle risorse del pianeta: come Davi Kopenawa, la soluzione che lei prospetta è portare la relazione con la terra ad un piano comunitario ed ecologico, dove ciascuna comunità che risiede in un habitat naturale e che ha un rapporto fenomenologico di fusione con esso possa suggerire metodi per l'utilizzo dell'energia. L'unione di tutte queste anime della protesta, dal movimento Black Lives Matter alle varie frange femministe e LGBTQIE non porta ad un'appiattimento delle diverse vocazioni di lotta, ma piuttosto ci fa capire che la lotta di classe si è spostata ad una rivendicazione a più largo raggio sulla solidarietà e su quei legami e collegamenti tra esseri umani che costituiscono la società, in reazione alla razzializzazione del conflitto sociale da parte dei populismi, altra parola per designare gli Ur-Fascisms: "Social class, defined today by one’s level of education, appears to have become the single most important social fracture in countless industrialized and emerging-market countries" (Fukuyama). 



In altre parole, le forze si uniscono per proteggere quel senso di comunità mondiale al quale le diverse anime rivoluzionarie aspirano pur partendo da posizioni diverse e pur cercando di modificare un aspetto della complessità prismatica dell'ineguaglianza. E non è un caso che la Women's March on Washington segua i principi della Kingian non-violence, nata come riflessione postuma a Martin Luther King: "the beloved community is the framework for the future". L'articolo di Ché Ramsden riassume bene la compresenza di più anime e l'efficacia risultante da essa.



I movimenti dal basso sono sempre esistiti e un esempio odierno è rappresentato dalle primavere arabe. Tuttavia, in Occidente sono sempre stati relegati a fenomeni legati alle frange più estreme, come i centri sociali, e in quanto tali underground, periferici. Questa volta il fermento attraversa tutti gli strati societari. Così come la filosofia Kingian si fonda sulla trattazione olistica, e quindi storica e multisfaccettata, così le proteste che stanno infiammando le piazze e gli aeroporti in questi giorni non possono essere semplificati ad un solo aspetto del conflitto sociale: è una protesta a tutto tondo che utilizza i nuovi linguaggi che abbiamo a disposizione oggi, in primis la condivisione di contenuti sulle piattaforme digitali (come questa guida di resistenza a Trump che poggia su un'analisi del sistema politico americano). Si riscrive la politica e i modi di farla, come l'Anti-inauguration tenuto lo stesso giorno dell'insediamento di Trump alla Casa Bianca.



Una caduta dei cieli è inevitabile, ovvia, sta accadendo propria ora. Ma non è detto che questa apocalisse non porti germi di cambiamento costruttivo e creativo. Non posso a mia volta non concludere con le parole di commiato dell'Anti-inaguration: "Do not despair. Eyes wide open. Strength in numbers. Keep the faith. And stay strong".


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