sabato 17 dicembre 2016

Do you remember comics? Composizione e melodia del mondo

Un'aula a gradoni. Studenti, riccioli, fasce, quaderni degli schizzi, sigarette artigianali. Il classico quarto d'ora accademico. Poi si comincia: Chris Ware, fumettista americano conosciuto per la precisione millimetrica, per vite americane al microscopio, tanto da sembrare qualcosa di non-umano nel tratto. Il suo stile può piacere o no, ma resta un fatto: la sua chiarezza nell'approcciare un'arte molto spesso relegata nello scaffale della fiction, dell'intrattenimento. Quello che salta all'occhio è la mimesi del movimento, la composizione di un'evoluzione da uno stato iniziale ad uno finale, una melodia esistenziale che riguarda tutti noi esseri viventi. L'aveva già capito un biologo estone che ora viene conteso da filosofi e antropologi: la relazione con l'ambiente è una bolla in continuo movimento, un incontro di contrappunto musicale senza il quale non esisterebbe quel complicato reticolato che è la vita stessa. Il fumettista deve intercettare questa struttura, questo rettangolo aureo e renderlo intellegibile, accessibile, ricavare un buco all'interno della bolla senza farla scoppiare.
Chris Ware, Building Stories

In questi giorni tragici, di digiuni e genocidi, di edifici e città completamente rase al suolo, forse trovare il meccanismo della melodia generale diventa qualcosa di ulteriormente indispensabile. Una narrazione che non sia piatta, tecnicamente mediata ma che, proprio perché si basa su uno scavo in profondità, di una mimesi e meta-riflessione immediatamente restituita sulla carta, permetta un punto di vista più ricco e che si regoli sul tempo fisiologico invece di bypassarlo e svenderlo con precipitazione, senza averlo capito e assimilato. Se si confrontano le due narrazioni, filmica e fumettistica, della cosiddetta rotta balcanica, attraversata da popoli usciti dall'inferno che viene considerato nella sua gravità solo a conti fatti dalla comunità internazionale, la peculiarità del raccontare per disegni salta agli occhi. Una dimensione densa che mette in evidenza i tanti grigi e contraddizioni, che pone senza soluzioni di continuità l'esplicito con l'implicito, lo strutturale con l'accidentale. È ancora sottovalutata questa preziosa metodologia, nonostante tutti i Maus e i Metamaus del caso, nonostante il genere a sé stante della graphic novel. Ma il fatto che Chris Ware insegni all'università è segno che qualcosa si sta muovendo. Le grida dall'altro capo del mondo hanno bisogno di qualcuno che le racconti.

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