lunedì 22 agosto 2016

C, Coperta





Si rientra. Probabilmente il ritorno sarebbe stato posticipato in passato. Ma c'è qualcosa sempre uguale nel tornare indietro, una certa forma di nostalgia, il desiderio di colori autunnali, di una coperta e di biscotti al cioccolato. Anche quando fuori ci sono più di trenta gradi. Rintanarsi, lasciare il tempo sospeso o nelle mani di altri, per ora non vogliamo occuparcene. Solo tanto silenzio. Concentrazione. Il nuovo all'orizzonte, ma non guardiamo giù, altrimenti si arriva ad un punto di non ritorno, ad una vertigine che chissà dove porterà. Pensiamo solo alla terra che pestiamo, al piccolo micro-habitat che ci sta intorno, le nostre cose che puntualmente fanno l'occhiolino quando torniamo a casa. L'odore e il sapore noto di una vellutata, o magari no, un cappuccino. Un dialogo a monosillabi, ma che comunque ci ritempra, forse perché non siamo obbligati a dover per forza produrre qualcosa che deve essere giudicato dagli altri. Oggi no, non pensiamo a quello che bisogna fare. Tiriamo fuori delle vecchie foto, una noia che però ci è cara. Vogliamo staccare da tutto e da tutti. Abbiamo già preso le distanze, prima di partire e partendo, ma prima di tornare vogliamo sentire sulla nostra pelle il senso del distacco che ci siamo prefissati nei giorni precedenti. Ci sentiamo come semi che per il momento non hanno voglia di germogliare, che delegano ad un futuro impreciso e fumoso la pianta che poi saremo. Ora vogliamo solo essere in divenire, qualcosa di indistinto e multiforme. Domani poi si vedrà. Stordiamoci di pause e note mute. Il verbo fare sarà operativo prossimamente. Sogniamo. Non chiediamo altro.

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