domenica 7 febbraio 2016

Prospettiva generazionale

Mi sono ritrovata a pensare al fatto che la percezione del mondo cambia sostanzialmente tra l'infanzia e l'età adulta. Una banalità che, tuttavia, non è così scontato capire o avvertire sulla propria pelle. Da piccoli i grandi vengono venerati, messi su un piedistallo o, semplicemente, considerati come persone indistruttibili, superiori a quello che accade, con sempre una soluzione in mente. Al contempo, il mondo ci pare governato da forze comprensibili per antinomie: o si è buoni, o cattivi, non c'è scampo. Una seppur minima incrinatura determina gettare via tutta la buona volontà: si ricerca una purezza intransigente che non concede deroghe. E siamo convinti che qualsiasi stortura o imperfezione si correggerà con l'età adulta. Si fantastica e si pensa che a 24 anni si sia già in una relazione duratura, con la stessa sicurezza che vediamo nei "grandi". Che le cose che non ci vengono dette perché "roba da grandi/capirai quando sarai grande" si riveleranno a noi come un'apparizione semi-divina, si idealizzano dentro di sé le svolte fondamentali della vita, come il primo amore, il primo lavoro, il primo viaggio da soli,  la prima auto. Qualcosa di molto remoto ma che si guarda come qualcosa comunque presente nel proprio orizzonte.
Poi si cresce. E si capisce che questa metodicità del bambino non ha nulla a che fare con la realtà. Che, sì, ci sarà il primo amore, la prima auto, la prima casa, ma non con la stessa consapevolezza e idealizzazione: le "svolte" saranno, tutt'al più, cose "accidentali", "incidenti", appunto. La sicurezza che vedevamo negli adulti di allora non ci corrisponde più. Non abbiamo la soluzione pronta, non siamo puramente buoni, né puramente cattivi. Si apre l'era del difetto, del cercare di sopportarci nonostante tutte le nostre mancanze. Lacune che spesso viviamo come fondamentali e che tendiamo, mano a mano che facciamo esperienza delle altre vite umane, ad associare agli altri. Quel professore che ci sembrava così sapiente, tutto ad un tratto, si sfalda, diventa una persona con delle capacità, ma non infallibile. E le "cose che capirai quando sarai grande", ironia della sorte, non sono affatto chiare e comprensibili nemmeno in età adulta. Sono interrogativi giganteschi, per i quali tutto lo scibile esistente ha cercato per secoli di dare delle risposte, imperfette anch'esse. I nostri gusti, invece di essere sostituiti con "cose da grandi", si relativizzano, ma alla radice sono gli stessi sui quali fantasticavamo nella nostra cameretta. Ed ecco che, forse, rassegnati, cominciamo ad accettare, con grande fatica, tutte le nostre debolezze. E si sorride di fronte al manicheismo dei bambini.


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