domenica 10 gennaio 2016

Meelis Friedenthal "Le api"

«Nel Menone Platone fa un esempio riguardo alla virtù, spiegò un tipo con gli occhi arrossati. Dice che di virtù ce ne sono tante, innumerevoli come le api!» 
«Cosa? Le api?» si meraviglò Laurentius. «Platone dice che le anime virtuose sono destinate a rinascere nelle api. Sono come le api.»
«No, quello è un altro dialogo! Le api sono tante, ma esprimono una sola idea. L'ape! È lo stesso con le virtù. C'è una sola virtù.»
«Ma le api nascono dalla putrefazione», intervenne Johannes. «Plinio dice che...»
«Questo è un altro tema, non cambiate di nuovo argomento, per dio», si lamentò il giovane che aveva iniziato il discorso. «Le virtù...»
«E invece sì», insisté Johannes. «Nascono dalla morte. Porfirio afferma che sono ragionevoli e sobrie.»
«Be', allora tu non sei un'ape», lo rimbeccò il giovane che tentava invano di parlare delle virtù. «È una metafora. Un senso figurato.» Per dimostrare la sua idea sfoderò la spada e fece dei movimenti di scherma.
«Metafora di che cosa?» domandò Johannes ironico.
«Della cosa più importante.»
«E cioè che fanno il miele? Che sono collaborative?» (Meelis Fridenthal, Le api, pp. 120-121)
Lévi-Strauss, in Dal miele alle ceneri, secondo volume de Mitologica, contrappone il miele, elemento naturale ibrido, in quanto prodotto senza l'intervento dell'uomo e già commestibile, al tabacco, un prodotto che per essere consumato deve essere bruciato, avvicinando quindi gli uomini alle attività ultraterrene derivate dal lutto e dalle attività inerenti gli antenati e gli spiriti nelle società amazzoniche. D'altronde, le pratiche funerarie sono caratterizzate, per esempio negli Yanomami, dall'ingestione delle ceneri del proprio caro tramite un preparato. La costruzione societaria, ci vuole dire Lévi-Strauss, si incentra sulla grande seduzione che la natura lancia nei confronti dei costrutti umani, una produttrice e, al tempo stesso, prodotto, di qui l'ossessione per un controllo della materia, per poter auto-affermarsi come produttori superiori alla natura, e l'ansia sociale e tabuica rispetto all'indipendenza materica, come nel caso della putrefazione. Il romanzo di Friedenthal si pone sullo stesso asse del discorso, trattando dell'accidia nel Seicento svedese ed estone (all'epoca protettorato svedese). Di lucreziana derivazione, vediamo un protagonista, Laurentius, alle prese con il disequilibrio dei suoi umori, un malessere che deve essere risolto a livello alchemico, avvicinando la bile nera ad altre sostanze ad essa concorrenti, auree e luminose come il miele. Come dichiara Friedenthal nella postfazione,
Il vizio dell'acedia deriva dalla tradizione monastica latina, ma divenne con il tempo una diagnosi medica dal nome greco: malinconia. Il sentimento somigliava all'odierna depressione, ma la spiegazione che ne veniva data nell'ambito della medicina era totalmente differente.
La medicina umorale si basava infatti sulle teorie dell'antichità che concepivano il mondo come interamente costituito di elementi denominati classicamente fuoco, acqua, terra e aria, sebbene nella maggior parte dei casi si parlasse piuttosto di caldo, freddo, secco e umido. Si tratta di proprietà che conferiscono alla materia la propria natura; il rapporto specifico d'equilibrio tra queste proprietà determina cioè il tipo di materiale. Secondo Galeno, medico greco del II secolo le cui teorie ebbero un'influenza eccezionale nei secoli seguenti, agli elementi corrispondono quattro umori del corpo umano: la bile gialla, il flegma, la bile nera e il sangue. Dall'equilibrio tra questi umori dipendevano la salute o la malattia delle persone. Così come da un punto di vista fisico era possibile manipolare e trasformare qualsiasi materia attraverso gli elementi (trasmutazione), a livello medico era possibile manipolare l'equilibrio tra gli umori del corpo umano. Se lo scopo della manipolazione degli elementi che compongono i metalli era ottenere un equilibrio perfetto il cui risultato era il metallo perfetto (l'oro), lo scopo della medicina doveva essere, per analogia, l'equilibrio degli umori che si esprimeva naturalmente nella salute. Questo fondamento teorico segnò gli stretti legami che unirono per secoli medicina e alchimia. La maggior parte dei medici si occupava, più o meno intensamente, anche di alchimia.
Il romanzo è quindi una descrizione minuziosa del movimento degli umori all'interno del corpo di Laurentius, di come il cibo offertogli durante il banchetto di inizio anno accademico diventi di un sapore amaro, di come gli odori, da profumi, si tramutino in un puzzo nauseabondo. Il ricorso a vari espedienti medici del tempo, in particolare il salasso, non estingue questo continuo andare e venire della malinconia. L'altra preoccupazione di Laurentius, collegata al discorso degli umori, è la relazione tra l'anima e le cose esterne: come cera prodotta dalle api, l'anima dovrebbe recare impressi i contatti con le cose. La sua tesi aristotelica, propria della teoria dell'estramissione, si scontra con il nuovo interesse scientifico d'impianto newtoniano. Le api, vettori platonici della trasmigrazione delle anime, tornano in modo preponderante nell'orizzonte metaforico di Laurentius al momento di redigere la sua dissertazione: «L'anima viene da fuori ed esce da noi continuamente, come il fiato, come le api dell'alveare. Entra come uno sciame di api in un alveare vuoto, costruisce il favo, vi raccoglie il miele. E all'improvviso se ne va, proprio come le api abbandonano l'alveare, in un giorno caldo, dirigendosi in sciame in chissà dove.» Si ha quindi una battaglia su tutti i fronti, da un lato il corpo e l'anima di Laurentius, dall'altra nelle dispute filosofiche, teologiche e mediche dell'università di Tartu, così come nel suo tessuto urbano, caratterizzato dal terrore per e dalla caccia delle streghe.
Lo stesso romanzo, se vogliamo, subisce una deformazione alchemica: come il protagonista, continuamente sul filo delicato del confine tra il proprio corpo, le proprie sensazioni interiori e quello che vede all'esterno, così il romanzo è un indefinito assemblaggio di realismo, storicismo, psicologia e magia, guadagnandosi il titolo di "storicismo magico". Una lettura consigliatissima, piccolo gioiello premiato con il Premio dell'Unione Europea per la letteratura nel 2013, in Italia edito dall'emergente casa editrice Iperborea.

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