lunedì 5 gennaio 2015

Banalità del male

Una mia amica, rimasta su Facebook nonostante tutti i se i ma del mondo, mi ha raccontato un episodio molto deprimente che attesta quanto siamo ancora lontani, noi umani, da una dimensione civile e giusta. Ovviamente (e tristemente) le prime persone che vengono colpite dall'inciviltà sono le donne, insieme a tutto ciò che viene collegato ad una dimensione femminile subordinata, oggetto da brutalizzare, e quindi tutto ciò che è considerato "da sottomettere" subisce la stessa disumanizzazione: dagli animali, ai gruppi religiosi, alle popolazioni che un tempo erano sotto il giogo colonialista ed ora cercano, con tutti i loro mezzi, di scappare da situazioni di deprivazione estrema (in senso democratico, economico, sociale) per poi divenire agnelli da sacrificio per qualche tronfio partito politico. Il male è banale, non è necessariamente ammantato da velleità intellettuali o d'ingegno, anzi... Ignoranza e stupidità sono le ancelle che di solito vanno ad abbeverarsi nel suo stesso desco per poi costruire un triangolo amoroso tossico e devastante per chi non vive secondo il suo potere di soggiogare gli altri, per chi non prova piacere a farlo.
Questa mia amica si è imbattuta proprio oggi in una pagina che, secondo una dimensione distorta di umorismo, attaccava il genere femminile in una delle sue mille caratteristiche, ovvero il potere riproduttivo, per poi svilirlo, renderlo qualcosa di sporco, di ridicolo, ovvero semplice gioco sessuale, mero recipiente di perversioni. Questa è la pagina: https://it-it.facebook.com/vietatoscopare . Ma gli ideatori della pagina e i suoi 12,400 seguaci (compagni di merende, direi) hanno pensato bene di andare oltre, di prendere il video messaggio delle due volontarie italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, in ostaggio in Siria e già sotto l'occhio del ciclone mediatico, politico e diplomatico italiano. Questa è la foto: https://www.facebook.com/vietatoscopare/photos/pb.705874246100208.-2207520000.1420492537./880429548644676/?type=3&theater

Ed ecco fioccare commenti di levatura inumana come i seguenti: "Queste se le ingroppano anche col ciclo h24... 5 km di pippoli arabi..."; "Se le scopano loro..."-"Ahahahah, giusto"; "Un abito decisamente antispruzzo". Cosa c'è di meglio, per un misogino, di aizzarsi contro ragazze inermi ed indifese (il desiderio recondito di queste persone), per lo più attraverso un mezzo che fa della collettivizzazione delle idee più malsane il suo bastione di distinzione? 
La mia amica oggi si è detta che no, ora basta, non si può tacere di fronte a queste cose. Con un click ha segnalato la pagina e la foto ai gestori di Facebook, sperando che, di fronte ad un messaggio di odio così violento ed evidente, anche l'egocentrico Facebook facesse marcia indietro. Ed invece no, poche ore fa ha ricevuto una notifica che attestava l'adesione della foto e della pagina alle "normative della comunità Facebook". Per Facebook, pur di non perdere clienti, questo ed altro, si passa sopra al cadavere della coscienza morale.
Non so, di fronte a queste cose si resta senza parole e con un grande senso di impotenza che fa arrabbiare e guastare le sere. Ho pensato se non altro di lanciare una bottiglia in mare, sperando che qualcuno possa raccogliere la disperata richiesta di aiuto in essa contenuto. Difendersi da nemici così vicini a noi, così quotidiani. Difendersi rispetto al pensiero che giovani maschi possano avere un'idea così disumana di noi donne. Se è così, voglio abdicare a questo mondo, rinchiudermi nel mio orticello con i pochi che possano capire il dolore che sto provando in questo momento, lo stesso dolore della mia amica.

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