martedì 20 gennaio 2015

Affondare con il cuore altrove

Non so se il rientro nel Regno Unito sia stato provvidenziale, però è stato come poter respirare dopo aver trattenuto il fiato lungamente. Tutte le polemiche che si sono come auto-riprodotte esponenzialmente, come spore, come batteri, sulla liberazione delle due ragazze in ostaggio in Siria mi hanno resa la partenza un boccone amaro da digerire, una prigione che volevo sfondare ma che non sapevo come, se non scavare un buco da sotto ed uscirne, lasciandola comunque illesa. In tutto questo mi sento impotente e l'impotenza, si sa, genera rabbia.
Non mi interessano le dietrologie sul reale operato di queste due ragazze, se alla fine il loro intervento non fosse soltanto umanitario (e quindi ipoteticamente neutrale), ma fosse politicamente schierato (e qui la domanda sulla presunta neutralità degli interventi umanitari giunge più che spontanea... L'intervento, la capacità d'azione, non è esso stesso un atto politico?), invischiato in quel marasma, in quel prisma dalle tante facce che è la situazione siriana, non mi interessa che fossero delle ragazze giovanissime, con ancora l'odore della preadolescenza e dell'adolescenza sulla loro pelle, lo stile da vita da liceali, non mi interessano le foto che le rappresentano con la bandiera siriana, sorridenti e nelle tipiche pose che molte altre come loro, ragazze della porta accanto, hanno per foto destinate alla conferma egoica dei social network. Tutto questo non mi interessa. Quello che rimane in primo piano è l'importanza di vite messe in pericolo e che dovevano essere salvate. Il fatto umano in sé è quello che dovrebbe contare. Quello che invece emerge è un livore senza precedenti, rivolto da cittadini accecati dal maschilismo, dal qualunquismo, dal cinismo proprio di un paese messo in ginocchio dalla crisi economica, dal conflitto sociale inasprito e spesso e volentieri sottovalutato. Ho già discusso in uno dei post precedenti di come le ragazze siano state fatte oggetto di boutade sessiste di una violenza incomprensibile. Quello che emerge da queste polemiche è anche, purtroppo, la convinzione di molte persone (sarò maligna, ma la maggioranza di queste ultime è costituita da maschi) di essere nel giusto e di non perpetuare un teatrino degli orrori, di stare in fondo reclamando l'indigenza propria e del paese, che non dovrebbe spendere soldi in operazioni di salvataggio. 
Ho parlato di cinismo prima. Ormai, la vita vale quanto i soldi, si confonde con un ipotetico prezzo, invece di darle la precedenza su tutto. Concordo con Saviano, un paese che non mostra solidarietà nei confronti di due ragazze tenute in ostaggio per cinque mesi merita di affondare con tutti gli annessi e connessi. A maggior ragione se i suoi cittadini sono ancora fermi all'idea che gli sbagli/incautele, ecc. femminili non possano essere accettate allo stesso modo di quelle maschili, sostenuta dal corollario che è l'uomo che può essere libero di disporre delle proprie decisioni, delle proprie idee, mentre le donne devono 'riguardarsi'. E' in questi momenti che la mia nostalgia di casa viene completamente soffocata. Almeno, nella mia condizione di esule posso dissociarmi e dire, se qualcosa di analogo scoppiasse con virulenza in Gran Bretagna, 'non sono inglese' e all'occorrenza sostenere che 'se sono qui è perché non sono come loro'. Non sono come loro, non voglio essere come loro. Affonderò anch'io, non c'è scelta. Ma lo farò sempre con il cuore altrove.

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